The Polish Connection

Una storia curiosa, fatta di nomi difficili da pronunciare e imprese eroiche, ci arriva dalla Polonia, portandoci indietro nel tempo e raccontandoci di una connessione vittoriosa tra Stelio Belletti e la Federazione Ciclistica Polacca. Una vittoria che celebriamo in occasione del suo 50° anniversario.

testo di Stelbel
foto di Qui dovrei scrivere il nome del fotografo.. Lo devo compilare?

Siamo all’inizio del 1975 e Stelio Belletti ha da nemmeno due anni iniziato ufficialmente l’attività di telaista per bici con il marchio Stelbel nella sua officina di Rodano, alle porte di Milano. Il metodo di realizzazione dei telai con saldature a TIG incuriosisce e, benché alcuni siano ancora scettici sulla scelta di fare biciclette senza congiunzioni, le sue creazioni sono ammirate da appassionati e professionisti che ne apprezzano leggerezza, rigidità e affidabilità, qualità ideali anche in ambito agonistico. Ma è roba da esegeti del ciclismo: la produzione è ancora – e sempre rimarrà – raffinata, curata e anche centellinata.

Nello stesso momento, ma a mille chilometri di distanza, la Federazione Ciclistica Polacca sta cercando un produttore di telai.

Il presidente della Federazione Ciclistica Polacca Włodzimierz Gołębiewski e il vice-presidente Henryk Ròźycki convocano il meccanico della federazione, Osvaldo Cazzaniga (che aveva la sua officina a Gorgonzola e in seguito fondatore in seguito del marchio OSCA), chiedendogli di trovare i migliori telai del mondo.

Cazzaniga raccoglie la sfida, si mette al volante della sua mastodontica station wagon e punta dritto in Italia, arrivando a bussare alla porta dell’officina Stelbel: “Stelio, mi dicono che i tuoi telai siano una cannonata! Vorrei commissionartene una serie per i miei corridori: puntiamo al Mondiale, in Belgio“.
Bisogna ricordare che, in quei giorni gloriosi, le gare in linea sono appannaggio dei vari belgi Merckx, Maertens, De Vlaeminck, che a casa loro vogliono fare bella figura. Ma la cronometro a squadre è appannaggio delle compagini che arrivano dall’est Europa e “tirano” come treni: Unione Sovietica, Germania dell’Est, Cecoslovacchia e Polonia, appunto.

Belletti, d’indole pacata, ci pensa un po’: la sua azienda sta muovendo i primi passi, il tempo è poco e il rischio è grosso. Ma – che diamine! – non si è mai tirato indietro davanti alle sfide. Conscio della sua abilità e ispirato dal ritorno mediatico che un evento del genere può portare a Stelbel, accetta e si mette subito al lavoro, realizzando in brevissimo tempo i telai richiesti.

Si arriva così al 27 agosto 1975. Nella cittadina di Yvoir (che insieme a Mettet ospita la competizione), i corridori Tadeusz Mytnik, Mieczysław Nowicki, Ryszard Szurkowski e Stanislas Szozda sono schierati alla partenza su biciclette Stelbel, pronti per la Cronometro a squadre.

Le loro modello Integrale bianche e rosse, con forcella autocostruita e forcellini saldati direttamente sui posteriori orizzontali, spiccano tra una miriade di altre bici e attirano gli sguardi di tifosi e avversari. Davanti a loro ci sono 100 km di percorso su strade che si dipanano in mezzo alla campagna, tra campi coltivati e dolci declivi.

Stelio è orgoglioso, ma anche un po’ preoccupato: Cazzaniga è arrivato in Belgio con i telai caricati nel portabagagli della sua station wagon la sera prima della partenza e ha assemblato le bici per i corridori durante la notte.