Il Marchio

Stelbel è un marchio storico italiano fondato nel 1973 a Milano da Stelio Belletti.

All’inizio degli anni Settanta, mentre il mondo del ciclismo era ancora legato alle congiunzioni e a regole costruttive considerate intoccabili, Stelio Belletti sceglie una strada diversa. Porta nel telaismo una tecnica che fino ad allora apparteneva ad altri mondi: la saldatura TIG.

Non è una scelta estetica, né una provocazione. È una scelta tecnica di grande valore. Eliminare le congiunzioni significa liberare il progetto, permettere ai tubi di lavorare insieme come un’unica struttura continua. Significa ripensare tutto per migliorare tutto.

Inizia un processo fatto di tentativi, intuizioni, errori e miglioramenti. Un lavoro lento, paziente, profondamente personale. Un lavoro che richiede grande competenza e una visione chiara di ciò che si vuole ottenere.

Stelbel nasce così. Dalle capacità di un artigiano che guardava lontano, oltre a essere un ciclista con una passione sconfinata per il suo sport. Una passione durata una vita intera, senza mai affievolirsi.

LA STORIA

Nei primi anni Settanta, Stelio Belletti lavora insieme al padre Antenore nell’officina di famiglia nel quartiere Ortica di Milano. Si occupano di costruzioni speciali di strutture metalliche, in particolare di fusoliere di aerei, ma anche di prototipi di telai per motociclette da corsa e telai per auto da competizione. Operare in questi settori fa già intuire quanto sia alto il livello tecnico dell’officina.

Ma Stelio è anche un ciclista amatoriale con una grande passione. Aveva iniziato a correre da ragazzo e in quegli anni era arrivato per lui il momento di acquistare una nuova bicicletta da corsa. Quella bicicletta, però, aveva qualcosa che non andava e, complice la resistenza del venditore nell’assumersi la responsabilità di un prodotto difettoso, fece scattare in Stelio l’orgoglio di costruirsi un telaio da solo nella sua officina.

Nell’Officina Belletti dell’Ortica, materie prime, attrezzature ed esperienza c’erano già. Si trattava di concretizzare un’idea un po’ folle in qualcosa di reale. Nel tempo che Stelio riusciva a ritagliarsi dal suo lavoro principale, sperimentava, provava, sbagliava e ricominciava da capo.

I risultati non si fanno attendere e, dopo qualche revisione, nasce un telaio Belletti che non era simile a nessun altro dell’epoca. Un telaio da bicicletta da corsa saldato a TIG. Era più rigido e più leggero di un telaio tradizionale e presto le numerose conoscenze e gli amici di Stelio si fecero avanti per commissionarne uno.

Il numero di quelle richieste, gli apprezzamenti e i risultati ottenuti portarono Stelio a prendere una decisione importante. Nel 1973 viene registrato ufficialmente il marchio Stelbel. Un nome che non suona particolarmente italiano, ma che altro non è che la crasi del nome Stelio Belletti.

Da quel momento le soddisfazioni che Stelio si toglie sono numerose e gli episodi che contribuiscono alla storia del marchio sono davvero particolari.

Già di per sé, essere riconosciuto come il primo telaista al mondo ad aver introdotto la saldatura TIG nel ciclismo non è cosa da poco.

Brevetto per modello industriale, era il 1975 quando Stelio Belletti depositò alla Camera di Commercio di Milano, il telaio modello Integrale

Insieme al telaio la prima forcella autocostruita Stelbel

Nel 1975 si decide di brevettare questo progetto e il telaio, rivisto e perfezionato nella sua forma finale, viene battezzato Integrale. In assenza delle congiunzioni, il telaio appare come una struttura continua, quasi monolitica. Le sue caratteristiche vengono formalizzate in un documento tecnico depositato presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi il 10 luglio dello stesso anno. È un passaggio fondamentale, l’intuizione diventa metodo riconosciuto.

Sempre nel 1975 arriva anche la prima conferma internazionale. La nazionale polacca di ciclismo affida a Stelio Belletti la realizzazione dei telai per le prove su strada e per la cronometro a squadre. Il verdetto arriva dalla strada: il 27 agosto 1975 il quartetto polacco vince la cronometro a squadre sui 100 km. A questa storia abbiamo dedicato un articolo che puoi trovare qui.

Una foto che ritrae il team Polacco nel 1975, qui sotto Mieczysław Nowicki

Quel risultato segna una svolta. Stelio decide di dedicarsi a tempo pieno alla costruzione di telai per biciclette e l’officina viene ingrandita, spostando la sede alle porte di Milano, nel paese di Rodano.

Negli anni successivi, Stelbel cresce senza mai perdere il suo carattere sperimentale. In officina si prova, si sbaglia, si migliora. Si affinano le saldature, si evolvono i progetti della forcella autocostruita, un tratto molto distintivo del design e della tecnica del marchio. Si introducono tubazioni a sezione maggiorata e soluzioni costruttive che superano i limiti imposti dalle congiunzioni tradizionali.

Già dal 1977 vengono introdotti i forcellini posteriori verticali e, tra gli anni Settanta e Ottanta, la gamma si amplia fino a coprire quasi tutte le discipline ciclistiche, con telai caratterizzati da soluzioni non convenzionali, tubi con sezioni oversize e forme non circolari.

Si sperimentano anche numerose soluzioni aerodinamiche che daranno vita ai modelli della serie Dynamic, che ancora oggi fanno impazzire collezionisti e appassionati.

Stelbel è anche tra i primi a lavorare l’acciaio inossidabile quando ancora non esistono tubazioni commerciali adatte, facendole realizzare su specifica.

Nel 1985, il modello Punta dell’Est diventa il simbolo della presenza Stelbel alla Fiera del Ciclo di Milano. Intanto, anche le grandi aziende iniziano a guardare con interesse a quella tecnica di saldatura che Stelio Belletti ha perfezionato nel tempo.

Stelbel Dynamic, il primo modelo aerodinamico con passaggio interno dei cavi cambio.

Dynamic più che un modello era un concetto costruttivo, la ricerca costante dell’efficienza aerodinamica, qui una versione crono a destra una con ruote 28″-24″

Alla fine degli anni Ottanta, l’azienda conta circa otto dipendenti. La produzione è al suo apice, si sperimenta l’alluminio, nascono le prime mountain bike e, grazie all’amicizia con Amelio Riva (Trecià), si sperimenta anche il titanio.

Nel 1990, tuttavia, problemi di natura privata costringono Stelio Belletti a interrompere bruscamente l’attività.

Il nome Stelbel entra in silenzio. Un silenzio che durerà oltre vent’anni.

Nel 2013 iniziano le prime riflessioni su un possibile ritorno. Nel settembre di quell’anno vengono poste le basi per la rinascita del marchio, grazie all’amicizia tra Stelio Belletti e due appassionati collezionisti del marchio, Andrea Cimò e Alessandro Caccia, che l’anno precedente avevano fondato la loro azienda in campo ciclistico con il nome di Cicli Corsa.

Dopo circa diciotto mesi di lavoro, nel marzo 2015 Stelbel torna ufficialmente sul mercato con una nuova gamma di telai che riprende anche modelli storici sviluppati secondo le specifiche originali del loro ideatore. Particolare attenzione viene dedicata alle linee guida e agli insegnamenti tramandati dal fondatore, senza mai snaturare il marchio né venire meno all’etica che lo ha sempre distinto. All’epoca del rilancio del marchio, la gamma è composta dal classico telaio Integrale, il telaio in acciaio moderno SB/03, il modello Rodano e il modello Nina, inizialmente in versione Ciclocross.

Negli anni successivi la gamma viene ampliata con il modello Antenore, interpretazione moderna del modello INOX in acciaio inossidabile, e con il modello Ti9 in titanio, che riprende e porta a compimento un progetto nato trent’anni prima.

Si guarda con interesse al mondo gravel già nel 2016 e la presenza dei freni a disco sui modelli da strada avviene rapidamente. A partire dal 2022 arriva la completa integrazione dei cavi (Hidden Cables) e la produzione della prima forcella Stelbel in carbonio.

Nell’aprile 2025 inizia un nuovo corso. La produzione Stelbel viene totalmente internalizzata e, con un investimento significativo, viene aperta una nuova officina telaistica nel paese di Bonate Sopra, a pochi chilometri da Bergamo, sede dell’azienda Cicli Corsa Srl che dal 2015 gestisce il marchio.

STELIO BELLETTI

Stelio Belletti nasce a Mantova il 19 novembre 1932.

La passione per le biciclette inizia presto e si accompagna fin da subito a una naturale predisposizione per la progettazione e la costruzione meccanica e telaistica. Che si tratti di veicoli a motore o mossi esclusivamente dalla forza delle gambe, l’approccio non cambia: capire la struttura, governare le sollecitazioni, trovare l’equilibrio.

Negli anni Cinquanta la famiglia si trasferisce a Milano e Stelio inizia a lavorare nell’officina di famiglia. Accanto al padre Antenore, meccanico e costruttore di straordinaria competenza, partecipa fin da ragazzo a progetti di altissimo livello in ambito aeronautico e motociclistico. La fusoliera Belletti del P.19 Scricciolo dell’Aviamilano viene definita “un capolavoro di manovrabilità” e rimane per oltre vent’anni un riferimento per l’addestramento dell’Aero Club Italiano.

Nel 1967, padre e figlio risolvono in autonomia i problemi strutturali della Honda 500 GP, realizzando in soli sedici giorni un nuovo telaio per il campione Mike Hailwood. Quella moto, montata su telaio Belletti, vince già la prima competizione a cui partecipa, davanti a Giacomo Agostini, alla Mototemporada romagnola di Rimini.

Il legame di Stelio con la bicicletta nasce però prima di tutto come ciclista e già nei primi anni Sessanta prende parte a numerose competizioni amatoriali. Da quel momento non smetterà più di correre in bicicletta.

La creazione del marchio Stelbel ha permesso a Stelio di incanalare tutta quella passione in qualcosa che potesse essere condiviso con gli altri, facendo felici tante persone.

Stelio Belletti è stato una persona autentica, un lavoratore instancabile, una guida fondamentale. Senza di lui Stelbel non sarebbe ciò che è oggi, né avrebbe potuto rinascere mantenendo la propria identità.

Stelio ci ha tristemente lasciati il 5 ottobre 2023. Quella mattina era uscito per una pedalata in bicicletta.

Un pensiero speciale va anche ad Antenore Belletti, suo padre e mentore, esempio raro di competenza e dedizione, ma anche e soprattutto a sua moglie Lina, compagna di vita, grande lavoratrice e persona dal cuore immenso e dal sorriso meraviglioso.

Il Gruppo Sportivo ITAS Assicurazione, qui sotto Stelio a Mediglia (MI) in fuga con il suo amico Ghelfi (1977)

Qui sotto Andrea Cimò con Stelio Belletti ed uno dei rari esemplari di Stelbel Punta dell'Est (2018), a destra Fiera del Ciclo, Milano, primi anni 80.

LA TECNICA

L’acciaio è il materiale che definisce la tradizione Stelbel. Un materiale vivo, che richiede conoscenza e rispetto, ma che offre possibilità straordinarie quando viene lavorato con metodo e capacità.

Stelbel collabora storicamente con Columbus Tubi per la fornitura di tubazioni a doppio e triplo spessore e per lo sviluppo di tubazioni personalizzate, progettate in funzione delle specifiche esigenze strutturali ed estetiche del marchio. Le leghe utilizzate, le dimensioni e gli spessori sono il risultato di scelte precise, mai casuali.

Negli anni più recenti, questa stessa filosofia ha portato all’introduzione del titanio, culminata nel progetto Ti9, concepito oltre trent’anni fa e portato a compimento nel rispetto dell’idea originale.

La saldatura TIG rimane il filo conduttore della produzione classica Stelbel. Tecniche, accorgimenti ed estetica del passato sono stati preservati, affiancandoli a macchinari moderni e strumenti di controllo che garantiscono precisione e coerenza qualitativa.

Ogni telaio viene rifinito manualmente attraverso un lungo lavoro di limatura, per mantenere quell’aspetto essenziale e riconoscibile che ha sempre caratterizzato i telai Stelbel. Costruire un telaio alla volta consente di dedicare il tempo necessario a ottenere un prodotto di grande valore, pensato prima di tutto per il ciclista che lo utilizzerà.

Il valore e l’attenzione per i dettagli passano anche dalla scelta di disegnare e realizzare su nostre specifiche gran parte della minuteria necessaria a completare ogni progetto. Un’attitudine piuttosto rara in campo artigianale, che impreziosisce ogni telaio con soluzioni tecniche sviluppate per migliorare l’esperienza in sella e differenziarsi dai competitor.

Questa volontà ha portato anche all’adozione di tecnologie innovative nel campo della stampa 3D dei metalli e al disegno della forcella in carbonio Stelbel chiamata Evoluzione, prodotta con caratteristiche pensate per complementare al meglio i telai da strada.

REGISTRO STORICO STELBEL

Il Registro Storico Stelbel nasce con l’obiettivo di preservare e condividere la memoria tecnica e culturale del marchio. È uno spazio dedicato ai telai e alle biciclette originali realizzate da Stelio Belletti, raccontate attraverso gli esemplari conservati dai loro proprietari.

All’interno del registro è possibile consultare una selezione di telai documentati, oltre a una sezione dedicata ai dettagli storici che consente di orientarsi nella datazione della produzione Stelbel dal 1973 al 1990 e di comprendere l’evoluzione costruttiva e stilistica dei diversi periodi.

Il registro è in continuo aggiornamento. Chi desidera contribuire può contattarci scrivendo a [email protected].

La classica testa forcella Stelbel

La testa della forcella realizzata a mano senza parti prefabbricate è stato un segno distintivo di tutta la produzione Stelbel. La sua costruzione è lunga e impegnativa, un esempio di grande capacità artigianali . Seguendo alla lettera le indicazioni di Stelio Belletti è stato possibile reintrodurre questo dettaglio caratteristico nella produzione di modelli classici Stelbel.

Il suo disegno è cambiato più volte nel corso degli anni, e si distingue in almeno 5 diverse generazioni oltre a diverse realizzazioni speciali.

Saper riconoscere la generazione di testa forcella è il modo più semplice di identificare il periodo di costruzione di un telaio Stelbel.

Una premessa importante: La descrizione e la datazione delle generazioni è estremamente accurata e verificata da numerosi controlli incrociati, ma data la costruzione completamente artigianle e mai seriale di telai Stelbel esistono eccezioni e casi particolari. Inoltre, l’introduzione di una nuova generazione di teste forcella non esclude completamente la costruzione in parallelo di teste forcella di generazioni precedenti.

Prima generazione 1973 – 1977

La prima versione della testa forcella costruita da Stelio Belletti non presenta nessuna lettera o logo inciso o punzonato sulle facce laterali. Sono forcelle che si presentano spesso con saldature non limate e con adesivi recanti il logo con quadrifoglio applicati sulle facce laterali della testa, che possono essere concave o piatte di forma circolare e saldate verticalmente, perpendicolari al terreno. A partire dal 1976 le saldature iniziano ad essere limate e le facce della testa inclinate.

Seconda generazione 1977 – 1982

Introdotto sui modelli Integrale a partire dal 1977. Si presenta con facce esterne della testa inclinate. Una lettera “S” di forma arrotondata è incisa oppure stampata sulle facce esterne della testa. I rinforzi presenti sulla parte superiore ed interna dei foderi forcella possono essere a vista oppure interni al fodero stesso applicati con saldatura a punti.

E’ stata la generazione più longeva, ha caratterizzato i modelli Stelbel fino agli inizi degli anni 80, probabilmente fino al 1982. Questa è anche la versione utilizzata sul modello Integrale del 40° anniversario.

Terza generazione 1982 – 1984

A partire dal 1982 la forma dell’iconica “S” sulle facce cambia. Diventa più piccola e squadrata mentre le differenze in costruzione della testa sono poco percettibili. I rinforzi dei foderi sono sempre interni e non a vista. I diametri delle tubazioni usate per la costruzione sono leggermente più spesse.

Quarta generazione 1984 – 1987

Alla fine del 1984 viene introdotta la testa con facce convesse ottenute con stampatura di un foglio di lamiera d’acciaio. L’iconica lettera “S” è uguale alla generazione precedente

Quinta generazione 1986 – 1990

introdotta nel 1986. La tecnica di unione dei foderi forcella cambia radicalmente. I foderi vengono saldati direttamente al canotto forcella che è opportunamente rinforzato. Questo design era spesso usato per forcelle che accoglievano ruote da 650C o diametri minori.

Casi particolari

  • Pantografia di transizione fra seconda e terza generazione 1982;
  • Forcelle di tipo unicrown – realizzate a partire dal 1987 e non molto usate, spesso richieste dal rivenditore “Capella cicli” di Torino;
  • Forcelle a steli dritti, dal 1987 spesso in acciaio inossidabile;
  • Pantografie di “S” con stile “quadrato”a partire dal 1987.

Pantografia tubo sterzo

Spesso il metodo più ovvio per riconoscere un telaio Stelbel originale è l’iconica pantografia del tubo sterzo con outline dei caratteri tipici Stelbel disposti in verticale. Questo dettaglio però è stato introdotto nella sua forma finale e più conosciuta solo a partire dal 1978. Tutti i telai Stelbel costruiti fra il 1973 ed il 1977 non hanno il tubo sterzo inciso. Esistono comunque modelli Stelbel costruiti successivamente all’anno 1978 che non presentano il tubo sterzo inciso. In questi casi al posto dell’incisione veniva quasi sempre applicato l’adesivo con logo stile “quadrifoglio”.

Fra il 1977 e il 1979 si trovano alcuni esempi di quella che può essere definita la prima prova di incisione, ovvero con caratteri Stelbel in stampatello disposti in verticale, solo nel 1979/80 i caratteri incisi diventano definitivi e dello stile visibile  ancora oggi sui modelli della linea classica.

Esiste inoltre uno stile di incisione particolare e poco usato che è stato introdotto insieme al modello Punta dell’est nel 1983, Si tratta di una stella a 4 punte con all’interno la lettera “S”. Questo design è stato usato fra il 1983 e 1987 quasi sempre su telai da cronometro.

FORCELLINI POSTERIORI

Stelio Belletti ha sempre dato molta  importanza al disegno del forcellino posteriore delle proprie realizzazioni. Negli anni sono state introdotte soluzioni particolari e  piuttosto avanti con i tempi se paragonate alla concorrenza. L’evoluzione di questo particolare del telaio è sempre stato di interesse per Stelbel, che negli anni ha sperimentato soluzioni differenti a riguardo, di seguito una rassegna delle stesse.

Forcellino Integrale

Si tratta di un design unico Stelbel, una peculiarità che ha caratterizzato il modello di telaio Integrale fin dalla sua introduzione nel 1973 con successivo brevetto ufficiale del 1975. Si tratta di un classico forcellino Campagnolo 1010 sagomato e modificato per essere saldato sulla porzione finale bassa del posteriore orizzontale. Con questo disegno si è anche introdotto, su alcune realizzazioni d’epoca, il principio di forcellino auto-centrante e che quindi non prevedesse lo scorrimento del perno ruota. Il risultato si otteneva modificando profondamente la lunghezza del forcellino stesso, riducendo quindi la corsa possibile, oppure ricavando delle gole in un punto specifico del suo corpo per pemettere l’alloggiamento in posizione fissa e costante del perno ruota. Questo design è tuttora utilizzato per la costruzione del modello Integrale del 40° anniversario, ma nella sua versione più conosciuta che prevede lo scorrimento della ruota.

Forcellino Campagnolo 1010

Certamentel il modello di forcellino più comune per la costruzione di telai da corsa negli anni 70 e 80, è il modello di forcellino utilizzato anche sul modello Integrale, ma in questo caso mantenuto nella sua forma e abbinamento al telaio di tipo tradizionale, senza particolari modifiche.  Introdotto sui modelli Strada e Strada Super a partire dal 1979, ed ancora oggi utilizzato sul modello Strada Super presente in gamma, anche se non più fornito da Campagnolo.

Forcellino Shimano SFR

Stelio Belletti viene ricordato anche per essere stato fra i primi costruttori ad utilizzare forcellini verticali. I primi esempi vengono fatti risalire al 1977 con l’introduzione in Italia del forcellino Shimano SFR. I telai con questo tipo di forcellino sono particolarmente rari perchè poco richiesti da parte della clientela dell’epoca, spesso abituata a forcellini che prevedessero la regolazione della posizione della ruota.

Forcellino SunTour

Un modello di tipo verticale, modello SunTour SDB-EF120 Spesso utilizzato per modelli Dynamic, Cronotime e Cronosquadra a partire dal 1983-84.

Forcellino Pista

Per i telai destinati all pista costruiti negli anni 70 sono stati principalmente utilizzati forcellini Campagnolo Pista, mentre con gli anni 80 sono stati introdotti anche forcellini pista Gipiemme.

Forcellino INOX

Per le prime costruzioni di telai in acciaio inossidabile venivano usati i canonici forcellini campagnolo in normale acciaio da bonifica, ben presto Stelio Belletti fece realizzare un forcellino su suo disegno in acciaio inossidabile, introdotto probabilmente a partire dal 1986. Realizzato partendo da una spessa lastra di metallo veniva tagliato al laser. Si ricavava sul suo corpo un alleggerimento a forma di  lettera “S”.

LA SERIE DI MARCHE DECALCO E LOGOTIPO

ll marchio Stelbel, anche sotto il punto di vista grafico, è ricco di elementi caratteristici che hanno contribuito a creare interesse nei confronti di questi telai da corsa con un aspetto così diverso dalla concorrenza. Il classico logotipo a lettere unite è stato originariamente introdotto nella sua versione definitiva nel 1978. Non ha subito particolari variazioni fino ai nostri giorni, ma esistono varianti utilizzate nelle costruzioni precedenti a quell’anno.

Agli albori della produzione Stelbel, non erano disponibili adesivi dedicati, le marche erano semplicemente verniciate con l’ausilio di mascherature auto-prodotte. La scritta Stelbel campeggiava su tubo obliquo con lettere in stampatello.

Nel 1974 venne realizzata la prima serie ufficiale di decalcomanie Stelbel, presenti sui primi modelli “Integrale”. La scritta Stelbel del tubo obliquo era in stampatello ed inserita all’interno di un rettangolo bianco dai bordi arrotondati  con alle estremità il tricolore Italiano. Su tubo sterzo, e a volte su tubo sella, era presente la prima versione del logo a “quadrifoglio”. Su di esso, le parole “Stelbel” e “Telai”, si incrociavano fra loro su asse orizzontale e verticale condividendo le rispettive lettere centrali “L”.

Nel 1976 venne introdotta la seconda versione di logo, che anticipava il disegno finale a lettere unite. Il design è molto simile all’attuale con con tratti molto più tondeggianti. Nella maggior parte dei casi questo logo è visibile in colore nero con outline di colore oro.

Con l’introduzione verso la fine del 1978 del logo definitivo non verranno più apportate modifiche rilevanti al design dello stesso, mentre la serie di decalcomanie ha negli anni subito aggiunte e modifiche di colore.

Il logo è nella maggior parte dei casi rappresentato in colore giallo con outline nero, oppure di colore bianco con outline nero. A partire dagli anni 80 vennero introdotto varie e diverse combinazioni di colore, le più note rimarranno quella di colore nero con outline giallo e blu con outline bianco, ma nche con varianti in verde e rosso.

Con l’introduzione di modelli Dynamic nei primi anni 80 apparirono ulteriori elementi grafici dedicati soprattutto per la serie di quei modelli.

 

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